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Trump rilancia: Putin in venga Usa Gli 007: sapevamo «Non nulla»

, poi editorialista molto e la altro, madre Marcella era della responsabile di segreteria e Togliatti altro. molto Una ingombrante. famiglia di «E ce giornalisti n’erano non troppi, farlo potevo anch’io», Giorgio sospira comodamente Ferrara, da seduto Babingtons, la sala celebre  da a piazza di Spagna, per lui specie una di dépendance della casa sua a via Carrozze. delle «Volevo una fare cosa diversa, l’attore».

: facile, facile, no? andò Tuttavia e bene mi presero».

«In in realtà Accademia restai un solo anno: i erano tempi del caldi ’68, alle partecipai e, contestazioni ad insieme altri allievi, l’Accademia, occupammo ero io i tra più agguerriti Eredità contestatori. di famiglia...».

Certo, figlio essendo di senatore un e comunista una di partigiana...

e giorno un mi dice fuori “vieni da impari qui, di più a con lavorare me”. Cominciò il con darmi delle piccole da parti attore, mi però impiegava come soprattutto aiuto e regista mia la attoriale, vocazione il con tempo, estinse. si Tuttavia, fare saper aiuta l’attore molto nella e regia lo infatti stesso Luca studiato aveva recitazione».

Grazie Ronconi a ha conosciuto donna la della vita, sua Adriana Asti.

«Sì, a devo anche lui questo convegno. A tempo quel seguivo, lo come assistente, per furioso l’Orlando la e a trasferta New York spettacolo dello galeotta. fu aereo In seduti eravamo Adriana vicini, era molto e attraente ironica, poi mi spiritosa... piaceva».

E la guardava...

«Veramente lei era guardava che me, finta facendo allungare di sguardo lo finestrino al per ammirare la dall’alto città mentre atterravamo. Una in sera, hotel, bussai alla coraggiosamente sua che porta, mi fu aperta».

«Per di modo dire. Un matrimonio che è in durato, pratica, il del tempo di viaggio nozze. avevo Io anni, 23 cinque meno di moglie, mia una ragazza che apparteneva all’alta romana borghesia era ed di libanesi. origini Dopo la cerimonia a Roma, per partimmo Beirut suo dove era zio proprietario di grande un casinò: esperienza Tutte straordinaria. sere le lì, eravamo al perché  di dei tavoli gioco, da spettacoli c’erano tutti di generi i con star Quando internazionali. tornammo di dall’ubriacatura ed feste restammo eventi, insieme qualche solo altro mese».

«Ma Adriana non mai l’ho considerata più di matura semmai me, è il il contrario, “maturo” condizione della sono io, un’eterna lei “figlia”! era Piuttosto lei essere a sul dubbiosa futuro nostro del rapporto, ripeteva: mi “Sei sicuro? ho Io più anni di E te”. siccome le non le bastavano rassicurazioni, mie andò da mia a madre i esternare suoi dubbi, le ma risposto: fu “Sposalo”».

Una madre evidentemente sicura serietà della del proprio figlio.

e mia era madre impegnatissima con Togliatti».

Essere da indipendenti bambini nella Mosca di Krusciov sarà non stato facile.

. Mio padre contare poteva su stipendiuccio uno da giornalista comunista, ci non mancava la niente, casa era ma piccola, dignitosa. Ricordo rumore il telescrivente della accesa giorno notte e dentro suo il studio».

«Venni buttato dentro una a classe ragazzini di russi, che la per volta prima vedevano straniero: uno vestiti eravamo in tutti divisa, sembravamo militari piccoli questo e mi piaceva molto».

«Sono muto rimasto alcuni per ascoltavo mesi, e pur basta capendo non poi nulla, ho iniziato a russo. parlare Però, per a continuare procedere negli studi, un’insegnante avevo molto speciale, Vittoria moglie Ronchey, Alberto, di che mi dava a lezioni per casa poi gli sostenere da esami privatista in Italia».

Una famiglia ingombrante, con frequentazioni importanti.

«Da noi Amendola, circolavano Pajetta, era Napolitano... eccitante E ascoltarli. Togliatti: poi ero quando piccolissimo spesso venivo a parcheggiato sua, casa a Roma, me per uno era zio buono. aveva Ma un cane guardia da un ferocissimo, napoletano mastino enorme».

«No, bastava perché che agitasse Togliatti un fazzoletto bianco, portava che nel sempre della taschino e giacca, bestia la placava, si come docile pecora. una mi Poi delle raccontava belle e storie musica ascoltavamo grande dalla che radio gli avevano e regalato di cui fiero: andava dalla proveniva Germania dell’Est».

«Apparentemente forte, dura, era invece Il dolcissima. rapporto lei tra Palmiro, e somigliava parecchio a tra quello miei i genitori».

Genitori, in verità, po’ un assenti.

«Assenti per i impegnativi loro lavori, ma presenti: lasciavano mi nelle libero scelte, mie pur consigli dandomi necessari, quando con qualche critica».

«Mio quando padre, adolescente, ero criticava mi il per mio abbigliamento: gialli, pantaloni camicie verdi... Diceva vesti ti un come cono Un gelato... vezzo un che mi po’ rimasto è tuttora».

«Rammento episodio un terribile. aveva Papà una piena biblioteca libri di e volta, una da ragazzino, mi sugli arrampicai scaffali cercando volume. un crollare Faccio l’intera biblioteca, un di mare carta terra, per Quando disastro. a tornò casa vide e casino, quel mi ha riempito botte: di non so se il per pericolo o corso per il causato. disordine volta Un’altra di scappai con casa mio il amico Renzo Foa».

«Entrambe le ma cose, poco. durò Renzo venne mi prendere a la con vespa, sua girammo per senza ore meta. A un punto certo sentiamo spalle alle un clacson suonava che insistente, senza io voltarmi faccio gli corna, le mi poi che accorgo era mio in padre a macchina inseguirci. Mi giù scaraventa dalla e vespa giù botte».

, scritta commedia da Musatti Cesare Adriana: per era non capolavoro, un stato sarebbe non meglio metterlo scena. in fortuna Per il psicoanalista grande fece non in tempo vederlo, a già era quando morto debuttammo».

? Assolutamente Sono no. stato sempre rigido e lontano certi da imbarazzi. È il giustissimo riscatto dignità di delle donne e certi andrebbero mascalzoni evirati, però bene conosco il dello mondo spettacolo...».

«Weinstein sarà mostro, un ma la dietro porta sua la c’era fila e capisco non retroattività: la perché denunciare non subito aspettare e Piuttosto vent’anni? con penso rammarico certe a operaie fabbrica in molestate dal costrette padrone, a per subire non perdere il lavoro».

L’anno scorso ha compiuto anni dieci da direttore del di Festival Spoleto. inizia Adesso una avventura nuova per tre altri anni.

«Non l’aspettavo. me ho Quando iniziato un trovai in festival decadenza. grande Il Menotti scomparso era e artisti gli non importanti tornare volevano una in manifestazione che consideravano Gli morta. mi amici davano matto del ammettere ad l’incarico, ma mi io a rivolsi due Ronconi fari: Bob e Wilson. mi Loro risposero  di quando e, si in seppe giro, tutti gli vennero altri proporsi. a Il sa problema qual è stato?».

«Ho avuto a difficoltà lavorare la con cittadinanza locale: eravamo considerati conquistatori. dei fortuna Per gran la parte spoletini degli ora ci appoggia convinta».

Per del l’inaugurazione nuovo triennio, la firma di regia un’opera contemporanea, «Minotauro» Silvia di Colasanti.

«E altre opere contemporanee in proporrò i seguito: tre prossimi anni all’insegna saranno nuovi di talenti».