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San Pietroburgo

Palazzo d'Inverno
Palazzo d'Inverno

Fin da quando fu fondata nel 1703 dallo Zar Pietro il Grande, S. Pietroburgo è stata considerata una delle più belle città del mondo, oltre che una delle più ricche da un punto di vista culturale. A Pietroburgo sono cresciuti Pushkin e Dostoevsky, Nureyev e Baryshnikov, Tchaikovsky e Stravinsky. La città ha anche visto la sua parte di tragedie, compreso il famigerato assedio Nazista di 900 giorni durante il quale Leningrado (com'era allora chiamata) non si arrese, guadagnandosi il titolo di Città Eroica.
Oggi, mentre lotta per riconquistare la sua tradizionale maestà e influenza, Pietroburgo resta sia un vitale centro artistico che una gemma architettonica splendidamente conservata. Tra le glorie della città ci sono l'Ermitage e il Museo Russo. Nelle immediate vicinanze della città, e facilmente raggiungibile coi mezzi pubblici, si trovano tre splendidi palazzi degli zar.

Antica capitale imperiale, San Pietroburgo è un attrazione mondiale grazie ai tesori europei, africani e asiatici che custodisce. Essa, infatti, possiede più Rembrandt dell'Olanda, più Stradivari di Cremona, più Leonardo da Vinci di Firenze, e quasi più monumenti dell'arte classica francese di Parigi. Un intenditore d'arte potrebbe passare tutta la vita nell'Ermitage di Caterina II, un bibliofilo non finirebbe mai di catalogare le opere contenute nelle biblioteche della città di Pietro il Grande. A questi tesori, raccolti nel corso dei secoli, si aggiungono poi i documenti sulla Rivoluzione d'ottobre, a cui la città ha fatto da sfondo.
San Pietroburgo, posta all'imboccatura della Neva, conserva profondamente l'impronta voluta dal suo fondatore, Pietro il Grande.
Seconda città dell' ex Unione Sovietica (7 milioni circa di abitanti), è il più grande porto del Baltico, il faro della Russia del Nord, il trampolino sull'Europa vagheggiato dal grande zar. Quando Pietro il Grande scelse il luogo dove sarebbe sorta, questo non era altro che un insieme di sabbie mobili, di foreste e di paludi, presso un mare mutevole e pericoloso, nei cui "flutti incessanti" si vedeva qualche volta, secondo Puskin, "un pescatore solitario, sventurato figlio di una natura matrigna, gettare la sua rete consunta". Questa descrizione oggi stupisce, di fronte a una città costruita con tanto sfarzo. Qui, la maestosa Neva si divide in quattro rami. I nomi finnici delle isole che sarebbero diventate il primo nucleo di San Pietroburgo erano assai significativi: isola Micka (orsacchiotto) ; isola dei Cespugli; isola delle Lepri. Su quest'ultima, Pietro il Grande fece costruire, nel 1703, la fortezza Pietro e Paolo a protezione della città che sarebbe sorta sull'isola Vassilievski. Il giorno della posa della prima pietra (16 maggio) è considerato la data di fondazione di San Pietroburgo. Quando si dovette - a causa dei capricci della Neva - spostare la città sulla riva sinistra, la fortezza fu relegata al semplice ruolo di prigione, mentre la protezione militare della città passava all'isolotto fortificato di Kronstadt. Proprio a San Pietroburgo le sventurate vittime dell'assolutismo languivano in "segrete" poste sotto il livello del mare. Qui vennero imprigionati Radicev, Cernichovskij, Bakunin. Da qui Dostoevskij partì per la sua finta esecuzione; qui Pestel, il "decabrista" della mancata rivoluzione del 1825, venne impiccato. Dopo meno di un secolo, nel 1917, i cannoni della fortezza sparavano a salve sul Palazzo d'Inverno, e la Rivoluzione d'ottobre dava vita all'Unione Sovietica.
L'avventura era cominciata agli inizi del XVIII secolo, con il lavoro di 40 000 soldati e 30 000 contadini, che scavavano la terra con le mani e morivano per la malaria o lo sfinimento. Dando il buon esempio, lo stesso zar Pietro, dopo aver costruito in tre giorni la sua "casetta" di due locali , si trasformò in artigiano, meccanico, orafo, tappezziere. Si offrì come capitano al primo vascello olandese che si avventurò lungo la prima banchina in terra battuta. Bisognava, infatti, soverchiare con tutti i mezzi la Svezia. Centocinquantamila uomini morirono, in dieci anni, per costruire la diletta città dello zar, ma, nel 1712, l'isola Vassilievski era già completamente edificata, e 300" cannoni bloccavano il passaggio a chiunque avesse voluto assalire la nuova capitale. Un architetto italo-svizzero, Domenico Trezzini, innalzò fino a 122 m l'esile guglia dorata della basilica dei Santi Pietro e Paolo .

Nel 1717 il centro cittadino fu trasferito sulla riva sinistra della Neva. L'architetto Le-blond progettò il nuovo centro, il cui punto più bello è la Prospettiva Nevskij che porta a una chiesa (la Lavra) dove furono deposte le reliquie di Alessandro Nevskij.
Per popolare la città, si fecero venire Svedesi, Tartari, Estoni, Calmucchi, prigionieri di guerra, contadini, mercanti falliti. Perche tutti i muratori dell'Impero venissero qui, lo zar vietò la costruzione di case in pietra in tutto il resto della Russia. Ogni chiatta, ogni carro che si presentava alle porte della città doveva trasportare almeno il 10% del carico in pietre o mattoni. Nessuno poteva entrare a San Pietroburgo se non aveva depositato almeno una pietra all'ingresso della città. Ogni possidente russo fu obbligato a costruire qui un palazzo.
Lo zar si adoperò anche molto per l'istruzione del suo popolo (per esempio, semplificò l'alfabeto cirillico). Quando morì, nel 1725, lasciò in eredità alle grandi zarine che gli succedettero una città di 75 000 abitanti e una flotta "che valeva più di tutte le sacre icone". Pietro il Grande aveva così creato la Russia "occidentale", che si opponeva - e si sarebbe sempre opposta - alla Russia "filo-slava", al nazionalismo intransigente, il cui cuore batte a Mosca.
Il principale monumento di questa Russia "occidentale" è il museo dell'Ermitage. L'origine delle sue collezioni risale a Elisabetta Petrovna, figlia di Pietro il Grande; infatti le sale più antiche che le contengono vennero costruite durante il suo regno, dal 1754 al 1758. Tuttavia la maggior parte degli edifici che lo compongono (uniti al Palazzo d'Inverno) e dei tesori in essi conservati sono legati al nome della Grande Caterina (Caterina II), la quale fece costruire una sala dei Gufi, un museo dei Vecchi Generali, un minuscolo salotto dei Meloni, una foresta di alberi d'oro popolata di pavoni in zaffiri e rubini, animati da movimenti a orologeria (automi), un tempio con sarcofagi egiziani.
Elisabetta Petrovna aveva fatto scavare un palazzo nel ghiaccio per tenervi, su tappeti di pellicce pregiate e alla luce di candelabri tempestati di diamanti e di smeraldi, banchetti di più di mille coperti. La zarina Caterina II non ostentò minor fasto. "Soltanto io e i topi - scriveva a Voltaire - possiamo ammirare tutti i favolosi tesori del mio Ermitage." Fu lei a dirigere i lavori e a organizzare questo immenso museo che riunisce, lungo i suoi giardini pensili, più di 2 milioni e mezzo di opere d'arte, disposte in quasi 1000 sale: oggetti dell'età della pietra e dell'età del bronzo; collezioni scite, bizantine, islamiche, persiane, greche, turche, romane, indiane, cinesi... una vera e propria enciclopedia delle civiltà.
Col passare delle generazioni, l'Ermitage si è internazionalizzato, diventando un museo italiano con pregevoli Leonardo da Vinci, Raffaello, Tiziano; un museo spagnolo con capolavori di Goya, di El Greco, di Velazquez; un grande museo olandese con i suoi Rubens e una collezione di 32 Rembrandt; e, infine, un museo di pittura francese che può competere con il Louvre. Dopo il 1917, l'Ermitage si è arricchito anche delle collezioni private dei mercanti d'arte e dei collezionisti, confiscate loro a vantaggio del popolo.
Alla morte di Caterina II (1796), suo figlio Paolo I, per vendicarsi di una madre detestata, bandì dalla lingua russa le parole "società" e "cittadino", che evocavano troppo la Rivoluzione francese, e obbligò i suoi sudditi a inginocchiarsi in mezzo alla neve al suo passaggio. Questo imperatore cadde poi vittima di un complotto. Alessandro I, ricollegandosi e ispirandosi all'esempio dei fondatori, trasformò la sua capitale, dopo il crollo dell'Impero napoleonico, nel centro intellettuale dell'Europa. Tuttavia sotto Nicola I, lo "zar gendarme", come lo chiamavano i primi "contestatori" russi, la grandezza dell'Impero riposava ancora in gran parte sulla schiavitù.
Ma i tempi cambiano. Reagendo al dispotismo, l'università di San Pietroburgo diventa il centro dell'intellighentia nazionale. Saltykov-Scedrin, Puskin, Lermontov, Nekrassov, Gogol, Bielinski, Dostoevskij sono le grandi figure della rivoluzione intellettuale che condusse all'abolizione della schiavitù sotto il regno di Alessandro II.
"Principe e anarchico", secondo la definizione di Kropotkin, questo zar compone ogni contrasto, ammira i rivoluzionari, corrisponde con Herzen. Anima poetica, può contemplare dalle finestre del Palazzo d'Inverno (costruito da Bartolomeo Francesco Rastrelli nel 1764) i toni verde giada delle torbide acque del canale, le sponde di pietra da cui pendono gli anelli per l'ormeggio delle barche. Può intravedere, sotto l'arcata di un ponte, la fortezza Pietro e Paolo, posta sull'altra riva della Neva.
Il vecchio quartiere che circonda la residenza imperiale è il più animato. Dall'inizio del XIX secolo, l'antico Ammiragliato petroniano costruito in legno ha lasciato il posto a un maestoso monumento di pietra. La piazza del Palazzo è chiusa a sud dal grandioso semicerchio del vecchio Stato Maggiore, costruito tra il 1819 e il 1825, con, al centro, un arco di trionfo. Questa piazza fu teatro di parecchi attentati "nichilisti", in particolare quello di Soloviev che, nel 1879, mancò per poco il liberale zar Alessandro II.
La facciata del Nuovo Ermitage, tra il Palazzo d'Inverno e il canale, con il suo portone ornato con dieci atlanti di granito grigio, porta la data del 1850. A ovest dell'Ammiragliato ci sono il parco dei Lavoratori (antico parco di Alessandro) e la piazza dei Decabristi. Qui si ammira la statua eseguita da Falcone! per Caterina II e che ha ispirato a Puskin il famoso poema II Cavaliere di bronzo. Si tratta, infatti, di Pietro il Grande a cavallo di un destriere impennato sulla cima di una rupe. La cattedrale di Sant'Isacco, che chiude questo magnifico gruppo di monumenti, è anch'essa opera di un francese, Montferrand. Ispirata a San Pietro, è stata costruita da 400 000 operai, che hanno utilizzato 43 diverse qualità di pietre e di marmi. Oggi è diventata un museo di arte sacra.
Non lontano da qui, Cemisevskij, Plechanov e Lenin prepararono, poco alla volta, quel grande capovolgimento che la "scintilla" del 1905 aveva dimostrato non essere irrealizzabile. Nel Palazzo d'Inverno si verificarono, dal febbraio all'ottobre 1917, gli episodi decisivi della grande Rivoluzione russa.
Tuttavia, il 12 marzo 1918, Lenin e il governo abbandonarono Pietrogrado - dall'agosto 1914 la città non si chiamava più San Pietroburgo, nome che suonava troppo germanico - per trasferirsi a Mosca. Destinata a diventare Leningrado alla morte di Lenin, nel 1924, Pietrogrado era già, nel 1919, una città industriale di 3 milioni di abitanti. Dal 1941 al 1944 resistette per ben 900 giorni all'assedio nazista. In questo periodo, più di 10 000 edifici furono rasi al suolo o vennero seriamente danneggiati. Ciononostante il centro storico, scrupolosamente restaurato, a volte completamente ricostruito, appare oggi intatto, tale e quale era nei secoli passati.

 

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