San Pietroburgo Portale su San Pietroburgo, con informazioni sui musei, appartamenti, guida per affari o turismoSan Pietroburgo
Introduzione > Storia

L' assedio di Leningrado

900 giorni d’inferno: l’epopea di Leningrado (estate 1941-gennaio 1944)

Sessant’anni fa si consumava una delle più orribili tragedie della seconda guerra mondiale, l’assedio di Leningrado durato quasi 900 giorni, dall’autunno del 1941 alla primavera del 1944, e costato ai russi circa un milione di morti. Per un curioso scherzo della storia, nella campagna di Russia altri episodi legati al nome di altre città hanno conquistato un posto stabile nella memoria collettiva : in particolare la difesa di Mosca e la battaglia per Stalingrado. Mosca perché fu la conquista-simbolo mancata per un soffio, che costò tra l’altro la rinuncia all’occupazione dei pozzi petroliferi meridionali, che avrebbero potuto cambiare il corso della guerra. Stalingrado perché fu una battaglia all’ultimo sangue, casa per casa, che sia Stalin che Hitler avevano adottato come teatro della battaglia decisiva, che doveva dare un segnale al mondo: il segnale, come è noto, fu la distruzione inutile dell’armata di von Paulus, la cui perdita segnò il destino della guerra sul fronte orientale. 
L’assedio ebbe inizio l’estate del 1941, e si conclude con l’offensiva dell’Armata Rossa nel gennaio del 44, che consentì alla città di uscire dalla morsa che l’aveva tenuta rinchiusa per quasi tre anni.
Nonostante il tributo di sangue pagato dai russi, la vicenda presenta molti aspetti che la propaganda aveva sempre tenuto accuratamente sotto silenzio per quasi cinquant’anni, in quanto, oltre all’eroismo e al sacrificio degli abitanti della città, dai documenti emergeva la realtà di una strage che poteva essere evitata se la cecità di Stalin e dei suoi consiglieri (non bisogna dimenticare che il fior fiore dei generali sovietici era stato appena sacrificato dal dittatore russo nelle purghe e nei processi farsa) non avesse trascurato tutti gli indizi che annunciavano l’imminente attacco tedesco e quindi il destino di Leningrado, con quello che avrebbe comportato.
Data la sua posizione geografica, la città si trovava tra i primi obiettivi sulla strada dei tedeschi. Mentre l’esercito sovietico veniva travolto da una marcia che sembrava inarrestabile, Stalin trascurò l’opportunità di far evacuare le centinaia di migliaia di civili rimasti a Leningrado, perdendo così l’ulitma possibilità di salvarne la vita. Da parte loro i tedeschi evitarono di sferrare una offensiva decisiva per occupare la città, in quanto l’assedio era sufficiente a ottenere i vantaggi strategici senza i costi umani e materiali dell’occupazione. Hitler aveva detto che la fame e il freddo avrebbero risolto il problema della città senza l’intervento delle armi germaniche.
La realtà, come sempre, fu più complicata. L’assedio durò 900 giorni durante i quali la gente fu costretta a vivere in condizioni subumane, con razioni di poche centinaia di calorie, che arrivavano attraverso uno stretto corridoio che univa la città con il resto della Russia. Dopo che tutti gli animali erano stati abbattuti, e non vi era più neanche un topo nelle immense fogne fatte costruire da Pietro il Grande, ci furono numerosi episodi di cannibalismo, sanzionati con centinaia di fucilazioni. Ma ci furono anche episodi di grande umanità: artisti che cercarono di mantenere in vita lo spirito degli abitanti; soldati che si sacrificarono per la popolazione; preti usciti dalla clandestinità che tentarono di confortare le centinaia di migliaia di persone che si trovavano quotidianamente a guardare la morte in faccia.
Argomenti nella stessa categoria