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Pietro il Grande

Pietro il Grande, Zar di Russia

Pietro il Grande
Pietro il Grande

Pietro I Romanov (Pyotr Alexeyevich Romanov) (Пётр Алексе́евич Рома́нов) detto Pietro il Grande (30 maggio 1672 – 28 gennaio 1725), zar di Russia e Imperatore di Russia dal 27 aprile 1682 alla sua morte.
All'inizio del suo regno viene associato al trono con il fratellastro Ivan V a causa dell'inabilità di questo, a causa di gravi handicap fisici e mentali, a reggere realmente il trono.
Dalla morte di Ivan V, avvenuta nel 1696, Pietro regna da solo fino al 1724 quando unisce a se, nel governo della Russia, sua moglie Caterina I.

Primo tra i figli dello zar Alessio e della seconda moglie, Natalia Naryskin, Pietro I, poi detto "Il Grande", nasce a Mosca il 30 maggio 1672. Rimane orfano a soli quattro anni. Nel 1682, alla morte del fratello Fëdor III (figlio di Maria Miloslavskij, prima moglie di Alessio), Pietro I viene proclamato unico zar dai partigiani dei Naryskin, ma una rivolta della guardia di palazzo e dei boiari ispirata dalla fazione dei Miloslavskij impone una diarchia con Ivan, fratello di Fëdor.

Data la giovane età dei due zar il potere effettivo viene affidato alla reggente Sofia, sorella di Ivan, che relega Pietro I in un villaggio alle porte di Mosca. Nel 1689 Pietro I scampa a una rivolta della guardia di palazzo, organizzata da Sofia per eliminarlo; Pietro I passa quindi all'azione con l'aiuto di truppe organizzate e addestrate durante il suo forzato esilio: raggiunge Mosca e destituisce Sofia; si fa incoronare zar con il fratello Ivan e delega ogni azione di governo alla madre Natalia. Solo successivamente alla morte di Natalia (1694) e di Ivan (1696) Pietro I assume direttamente il potere.

Mirando a fare della Russia uno stato moderno capace di affacciarsi sulla situazione internazionale in posizione dominante, Pietro I effettua un lungo viaggio che tocca i più importanti peasi europei, con l'obiettivo di studiare le strutture organizzative e produttive, e reclutare maestranze qualificate da portare in Russia. Rientra a Mosca e introduce nel paese una serie di cambiamenti che riformano la struttura e i meccanismi statali e sociali. Introduce e promuove costumi e atteggiamenti occidentali nell'aristocrazia russa, forma governatorati per il controllo fiscale e giudiziario di tutto il territorio, crea un senato di nove membri di ausilio all'opera di governo. Dentro la chiesa ortodossa sostituisce il patriarcato con il collegio ecclesiastico del Santo Sinodo, mettendo a capo un procuratore generale di sua nomina. Nel 1722 inoltre sovverte la tradizione ereditaria della corona russa con un decreto che attribuisce allo zar il diritto di designare il proprio successore, anche scavalcando il diritto di primogenitura.

Un altro importante obiettivo dello zar è lo sviluppo dell'economia nazionale che, pur incoraggiando l'iniziativa privata, ricorre ampiamente all'intervento diretto dello stato. L'industrializzazione interessa soprattutto gli Urali, dove Pietro I imprime un ponderoso impulso all'industria estrattiva e metallurgica. Adotta il calendario giuliano e la semplificazione dell'alfabeto cirillico; fa pubblicare il primo giornale russo.

L'obiettivo di Pietro I è fare della Russia la maggiore potenza dell'Europa orientale: ritiene essenziale conquistare uno sbocco al mare assicurandosi il predominio sul Baltico e sulla regione del Mar Nero. Ciò lo conduce allo scontro bellico con l'impero turco e la Svezia: trova un alleato naturale nell'Austria.
Pietro I da il via alla colonizzazione russa delle coste del Mar Nero: il possedimento viene confermato nel 1699 con la pace di Carlowitz, conclusa tra Asburgo, Venezia, Polonia, Russia e impero ottomano. Il predominio sul Mar Baltico è impresa assai più ardua: nella II guerra del Nord (1700-21) Pietro I aderisce alla coalizione contro Carlo XII di Svezia e invade l'Estonia; viene pesantemente sconfitto a Narva e abbandona momentaneamente il conflitto. Mentre gli svedesi sono impegnati contro la Polonia, la Russia riorganizza l'esercito, riconquista Ingria, Carelia ed Estonia e fonda sulle coste del Baltico la città di San Pietroburgo: è il 1703. La città viene elevata a capitale dell'impero russo nel 1712.

Chiuso il confronto con Carlo XII, Pietro I continua la guerra contro l'impero ottomano, alleato degli svedesi; la pace viene raggiunta nel 1711, ma costa alla Russia la rinuncia ad Azov. I possedimenti baltici, nuovamente contesi dalla Svezia, vengono definitivamente acquisiti con la pace di Nystad.
La conclusione della guerra nordica sancisce il predominio russo nella regione baltica: Pietro I si proclama "Zar di tutte le Russie".
Morirà a San Pietroburgo il 28 gennaio 1725.

Il processo di europeizzazione iniziato da Pietro il Grande è di importanza fondamentale nella storia della Russia moderna, anche se richiederà quasi due secoli per affermarsi in modo concreto.

Gioventù

Pietro, figlio di Alessio I e della sua seconda moglie Nataliya Kyrillovna Naryshkina nasce a Mosca. Alessio I ha prima sposato Maria Miloslavskaya da cui ha avuto cinque figli e otto figlie ma al momento della nascita di Pietro solo due dei maschi erano ancora in vita (Fedor e Ivan). Alessio ha ancora due figlie da Nataliya prima di morire nel 1674 cedendo il trono al maggiore dei maschi che diviene zar con il nome di Fedor III.
Il regno di Fedor, privo tra l'altro di particolari eventi, termina dopo soli sei anni. Lo zar, debole e malatticcio non lascia eredi è questo genera una disputa, tra le famiglie delle due consorti di Alessio I, sulla successione. Ivan, figlio della prima moglie è il primo in linea di successione ma è un invalido malfermo di mente. Di conseguenza l'assemblea dei boiari sceglie Pietro, figlio della seconda moglie di Alessio I, di appena dieci anni come futuro zar sotto la reggenza della madre.
A questa scelta si oppone Sophia Alekseyevna, figlia di primo letto di Alessio I, che si ribella con l'appoggio degli strelizi (un corpo militare d'elite, in pratica la guardia personale dello zar).
Nel conflitto che ne segue molti parenti ed amici di Pietro vengono uccisi e lui stesso assiste alla morte di uno zio massacrato dalla folla.
Sophia ottiene che Pietro ed Ivan siano proclamati entrambi zar con Ivan proclamato maggiore tra i due. Essenso i due sovrani minori la stessa Sophia ottiene la reggenza e per sette anni governa come un autocrate.
Pietro non sembra particolarmente interessato dal fatto che qualcun altro governi al suo posto. Si impegna in numerosi passatempi come la costruzione di navi e le regate. Le navi che costruisce vengono poi usate per finte battaglie. Sua madre cerca di forzarlo ad assumere un atteggiamento meno anticonformista e combina il suo matrimonio, nel 1689 con Eudoxia Lopukhina. L'unione è un completo fallimento e dopo dieci anni Pietro costringe la moglie a farsi monaca in modo da liberarsi da quel matrimonio.
Nell'estate del 1689 Pietro pianifica di togliere il potere alla sorellastra Sophia la cui posizione è indebolita dall'insuccesso nella guerra in Crimea. Quando Sophia scopre i piani del fratellastro inizia a cospirare con i capi degli strelizi ma è ormai troppo tardi: la maggioranza degli strelizi segue il giovane zar e Sophia viene detronizzata.
Pietro sceglie di continuare la commedia della coreggenza con il fratellastro.
Malgrado tutto però non ha ancora il completo controllo della gestioni degli affari della Russia, parte del potere è infatti ancora nelle mani della madre Nataliya Naryshkina. Solo con la morte di questa nel 1694 Pietro diviene del tutto indipendente.
Formalmente Ivan V rimane coreggente con lui benché non abbia in realtà alcun potere. Alla morte di Ivan, nel 1696, Pietro rimane i solo governante della Russia.

I primi anni di regno

in dall'inizio, Pietro, promuove ampie riofrme volte a modernizzare la Russia. Notevolmente influenzato dai suoi consiglieri occidentali, riorganizza l'esercito russo sul modello di quelli europei e da inizio ai progetti per far diventare la Russia una potenza marittima. Pietro incontra molt opposizione alla politica di riforme ma reprime con decisione, anche brutale, qualsiasi ribellione contro la sua autorità.
Allo scopo di migliorare la posizione della Russia sul mare Pietro cerca di ottenere il controllo di un maggior numero di sbocchi. In un primo tempo la Russia possiede sbocco solamente sul Mar Bianco mentre il Mar Baltico è saldamente controllato dalla Svezia.
Pietro decide allora di puntare verso sud e cerca di acquisire il controllo del Mar Caspio, ma per fare ciò deve prima espellere i Tatari dalle aree circostanti. Deve quindi, per realizzare i propri piani, entrare in guerra con il Khanato di Crimea e di conseguenza con l'Impero Ottomano.
Il primo obiettivo di Pietro è la cattura della fortezza di Azov nei pressi del fume Don. Nell'estate del 1695 organizza la campagna d'Azov per conquistare la fortezza ma i suoi tentativi si concludono con un fallimento. Pietro ritorna a Mosca nel novembre dello stesso anno ed immediatamente ordina la costruzione di grandi navi. Nel 1696 lancia una nuova offensiva appoggiata da una flotta di circa trenta navi e nel luglio 1696 cattura Azov.
Lo zar pienamente consapevole che la Russia non può affrontare da sola l'impero Ottomano. Nel 1697 Pietro viaggia in Europa, con una vasto seguito di consiglieri, la Grande Ambasceria per cercare aiuto dai monarchi Europei. Le speranze si rivelano però vane: la Francia è tradizionalmente alleata del sultano mentre l'Austria desidera mantenere la pace ad est mentre è impegnata nelle guerre all'ovest. Oltretutto Pietro scegli un momento poco adatto, gli europei sono molti più interessati alla mancanza di eredi del re di Spagna Carlo II che alla caccia all'infedele sultano ottomano.
Benchè abbia fallito il suo obiettivo principale: creare un'alleanza anti-ottomana, la Grande Ambasceria prosegue il suo viaggio attraverso l'Europa. Visitando l'Inghilterra, il Sacro Romano Impero e la Francia Pietro viene a contatto con la cultura dell'occidente. Egli studia la costruzione di navi a Deptford e ad Amsterdam e di artiglierie a Konigsburg. Il suo viaggio termina nel 1698 quando deve tornare in Russia a causa della ribellione degli strelizi. La ribellione è, in realtà, schiacciata ancora prima del ritorno dello zar, lo truppe a lui fedeli perdono un solo soldato negli scontri. Pietro comunque agisce con estremo rigore e brutalità verso gli ammutinati, oltre 1200 di essi sono torturati e giustiziati con lo zar stesso che agisce come boia. Gli strelizi sono dispersi e la sorellastra di Pietro Sophia, anima della ribellione, è costretta a diventare monaca ed a rinchiudersi in un convento.
Subito dopo il suo ritorno Pietro pone termine al suo matrimonio con Eudoxia Lopukhina da cui ha avuto tre figli benchè solamente uno , lo zarevich Alessio, sia ancora in vita. Il lungo viaggio in Europa convince lo zar che le abitudini dell'Europa occidentale sono, in generale, superiori alla tradizione russa. Egli ordina a tutti i suoi cortigiani ed ufficiali di tagliarsi le lunghe barbe e di vestire all'occidentale. I boiari che intendono conservare la barba, quasi un simbolo del loro status, devono pagare una tassa di cento rubli all'anno.
Nel 1699 Pietro abbandona anche il tradizionale calendario russo, in cui l'anno inizia il primo settembre, in favore del Calendario Giuliano. Anche il calcolo degli anni viene riformato e come punto d'inizio viene abbandonata la supposta data della creazione del mondo in favore di quella della nascita di Cristo

Ammodernamento forzato della Russia

La guerra contro la Svezia, stimolò l'attività riformatrice di Pietro anche se in parte la ostacolò e ne ritardò gli effetti positivi. La marina e l'esercito furono riformati, fu sciolta la guardia privilegiata dello zar, dimostratasi infida e ribelle, e in buona parte gli strelizzi furono impiccati per ordine di Pietro I. Le strutture ancora feudali del vecchio esercito furono sostituite con un'organizzazione centralizzata molto più efficiente; vennero fondate scuole militari per l'addestramento degli ufficiali, mentre per il momento prevalevano gli ufficiali stranieri, soprattutto tedeschi. Fu notevolmente incrementata la produzione di armi leggere e di artiglierie, in modo da rendere la Russia indipendente da forniture estere.

Meno fortunate furono le iniziative dello zar per promuovere lo sviluppo della flotta militare e mercantile: nel 1715 fu inaugurata a Pietroburgo un'Accademia navale, ma il Paese, del tutto privo di tradizioni marinare, non seppe adeguarsi alle direttive dello zar, e solo verso la fine del XVIII secolo, la Russia raggiunse un certo prestigio forza sul mare.

Nel campo dell'economia i tentativi di migliorare la scarsa produttività agricola approdarono a risultati modesti, sia per il tenace tradizionalismo del paese, sia perché le iniziative di Pietro I, procedettero in modo disordinato, sotto l'assillo delle necessità immediate della guerra. Nel 1699 fu creata la ratusa, un organo amministrativo con il compito di incrementare l'industria e il commercio e, che sostituì i governatori provinciali nel controllo delle città. Lo zar volle che si facesse un inventario di tutte le ricchezze naturali dell'impero, che si sondasse il sottosuolo per il reperimento delle risorse minerarie e che si chiamassero dall'estero tecnici specializzati per l'introduzione in Russia delle più aggiornate tecniche produttive.

Durante il regno di Pietro il Grande sorsero nel Paese fabbriche e opifici, furono sfruttati per la prima volta i giacimenti ferrosi degli Urali meridionali, e la produzione siderurgica progredì a tal punto che, alla morte di Pietro I, la Russia era una dalle principali esportatrici di ferro in Occidente. Alcuni rami della produzione (tessili, carta, articoli chimici) furono in seguito abbandonati, sia perché il lavoro coatto forniva abbondante manodopera, ma non era in grado di assicurare un numero sufficiente di operai specializzati, sia perché difettavano i quadri per la direzione delle aziende. La guerra, inoltre, imponeva un aggravio del sistema fiscale e sottraeva capitali agli investimenti produttivi.

Pietro I, nel 1700, adottò il calendario giuliano, già superato dalla riforma gregoriana del 1582 ma ancora vigente in Inghilterra, impose l'uso dei numeri arabi, promosse la traduzione di libri stranieri, specie di fisica e di materie tecniche, fece pubblicare, dal 1703, un Bollettino (il primo giornale russo), destinato a spiegare e a propagandare le sue riforme; nel 1714 ordinò che in ogni provincia sorgesse una scuola primaria che insegnasse a leggere, scrivere e far di conto almeno ai figli dei proprietari terrieri, ma l'iniziativa non ebbe alcun seguito in questa classe sociale, attaccata ai propri pregiudizi.

Nel campo politico l'azione dello zar fu rivolta a centralizzare il sistema e a renderlo efficiente: al vertice dell'amministrazione fu posto, in luogo della Duma, un più docile Senato di nove membri, ciascuno dei quali presiedeva un Collegio. Tali collegi sostituirono, dal 1718, i vecchi, numerosi dipartimenti. La riforma mirava a subordinare i funzionari locali al senato e ai collegi.

Pietro I fu avversato dalla Chiesa greco-ortodossa, della quale egli condannava la xenofobia, l'odio per ogni innovazione, l'ignoranza e l'incapacità di utilizzare in modo socialmente proficuo il grande patrimonio di cui disponeva. Una serie di interventi, intesi a limitare lo strapotere della Chiesa, culminò nel 1721 con l'abolizione del patriarcato (una specie di equivalente ortodosso del pontificato romano), che fu sostituito da un Santo Sinodo, costituito da dieci sacerdoti, ma di fatto controllato dallo zar mediante un suo funzionario. Pietro I il Grande morì nel 1725, dopo aver dato alla Russia un peso incomparabilmente maggiore sul piano internazionale rispetto al passato.

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