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Personaggi

Il monaco Rasputin

Rasputin: Pseudonimo di Grigorij E. Novych (Pokrovskoe, Siberia 1870 ca. - Pietrogrado 1916)

La celeberrima e splendida San Pietroburgo non è famosa solo per essere stata la città voluta e costruita dallo zar Pietro I il Grande, e la successiva sede della famiglia imperiale, ma anche per essere stato il luogo in cui l’inquietante e misterioso Rasputin trovò sia la celebrità e il potere, sia la tragica fine.

Proveniente da una famiglia contadina della Siberia, Grigorij Rasputin, dopo una giovinezza dissoluta, scoprì un’improvvisa vocazione alla vita mistica, abbandonò la moglie e i tre figli e inizò a seguire una setta eretica, vestendo l’abito monacale. Benchè rozzo e poco colto, grazie alla sua personalità affascinante (lo si riteneva dotato di poteri ipnotici), conquistò ben presto una grande fama di santone e guaritore. Per questo motivo, alcuni alti prelati videro in lui un mezzo per ottenere influenza presso gli zar, e lo presero sotto la loro protezione. Fu così che nel 1907 Rasputin fu introdotto a corte, col pretesto di vegliare sulla salute del figlio dello zar, molto malato. L’apparente guarigione di costui, e il fortissimo ascendente esercitato dal monaco sull’imperatrice, gli procurarono la fiducia illimitata dello zar Nicola II, che iniziò a consultarlo nelle decisioni più importanti. Ben presto, Rasputin iniziò a decidere non più solo su questioni ecclesiastiche, ma anche su affari di Stato, grazie anche alle sue relazioni con numerose nobildonne. Il suo potere raggiunse il culmine durante la prima guerra mondiale, in cui impose alla guida del governo russo persone a lui fedeli. Le proteste presso lo zar, tese ad allontare il monaco, furono sempre più pressanti, ma inutili. Allora, un gruppo di congiurati tese un tranello a Rasputin il quale, anche in questa occasione, alimentò la sua oscura fama. Il piano era quello di avvelenarlo durante una cena, ma, visto lo scarso effetto che la pozione aveva su di lui, i congiurati decisero di sparargli. Nonostante il veleno e le pallottole, Rasputin non moriva; a quel punto i congiurati, ormai disperati e terrorizzati, decisero di affogarlo nella gelida Neva. Il suo corpo fu ritrovato alcuni giorni dopo perfettamente conservato, fu fatto imbalsamare dall’imperatrice, ma fu successivamente bruciato durante la rivoluzione d’Ottobre del 1917, e le sue ceneri furono disperse al vento.

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