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La Russia nel XVII secolo

La Russia nel XVII secolo

La Russia del XVII secolo appare ai nostri occhi come uno stato ancora profondamente legato ad un regime di tipo feudale: circa il 90% della popolazione, infatti, era costituito da contadini che erano legati alla terra come in servi della gleba del medioevo, erano quindi parte integrante di un terreno, e insieme ad esso venivano ceduti o acquistati. A possedere i grandi latifondi erano i nobili, cioè una piccola parte della popolazione. Non esisteva alcuna attività legata al settore secondario o al terziario, fatta eccezione per i piccoli commerci fatti da Ebrei e Tedeschi. Mancava quindi il ceto borghese che aveva permesso la rinascita economica dell'Europa e quindi aveva permesso un primo passo verso la fine del medioevo.
Inoltre la monarchia russa era ben lontana da quella europea e si rifaceva ancora all'obsoleto principio del cesaropapismo, tant'è vero che la parola zar, ha origine da Czar, "Cesare". Un'autorità, quella dello zar, così radicata nella mentalità dei russi, che quando ci fu la rivoluzione d'ottobre il popolo chiese quale fosse il nuovo zar, dove zar era sinonimo di autorità. E ancora oggi questo paese stenta a vivere appieno la sua democrazia.
Sicuramente gli zar russi non contribuirono a migliorare la situazione di isolamento culturale e arretramento della Russia, visto che tutte le volte che qualcuno cercava di cambiare qualcosa con la rivolta, unico mezzo disponibile, questa manifestazione veniva repressa con la forza. Ivan IV (1574 - 1616), il primo principe moscovita che si fregiò del titolo di zar, passò alla storia come "Il Terribile" proprio per la strage dei boiari, cioè dei nobili proprietari di grandi latifondi, nel timore che potessero insidiare il suo potere assoluto. Con la stessa ferocia vennero represse in seguito le rivolte contadine e cosacche tra il 1667 e il 1671, e tra il 1773 e il 75, a conferma del fatto che in Russia non si poteva sovvertire l'autorità precostituita.
Lo zar Pietro (1689 - 1725), passato alla storia come "Il Grande", ebbe il merito di comprendere tale situazione di arretratezza economica ed isolamento culturale, insomma si rese conto che la Russia non stava camminando come gli altri popoli europei, ma era rimasta isolata in tutti i sensi. Pertanto si convinse della bontà di una politica europeizzante, ed è per questo che grazie a lui la Russia è divenuta a tutti gli effetti uno stato europeo. Questo zar viaggiò molto in Europa, rimanendone affascinato tanto da circondarsi da tecnici stranieri una volta tornato in patria. Egli esaminò le caratteristiche delle monarchie del Vecchio Continente e ne estrapolò tre caratteristiche principali, che cercò di riprodurre in patria: monarchia forte, esercito avanzato, economia sviluppata in tutti i settori.
Dapprima cercò di rafforzare il più possibile il suo potere, quindi sciolse la duma, ovvero il consiglio dei proprietari terrieri, e istituì un Senato formato da nove membri da lui scelti. Organizzò una burocrazia ramificata e numerosa, sul modello svedese e prussiano; cercò di controllare o al più eliminare i suoi oppositori politici attraverso una polizia segreta da lui stesso istituita. Ridusse poi all'obbedienza anche la chiesa ortodossa, poiché aveva compreso che la religione era un elemento unificante e quindi utile allo zar se gli fosse stata sottomessa. Inoltre garantì alle casse zariste entrate fiscali costanti, necessarie a perseguire la sua politica statalista, attraverso la riforma del sistema fiscale, che garantiva un copioso gettito di entrate attraverso svariate e quasi ridicole tasse, come per esempio quella sulla barba lunga.
Forte di numerosi viaggi in Europa, cercò di riprodurre quel modello economico dando impulso alla costruzione di industrie di stato, fonderie in particolare, e favorendo i commerci, anche grazie alla costruzione di porti. Intraprese anche una politica culturale per cercare di ridurre l'ignoranza del popolo russo, istituendo scuole di ogni tipo. Favorì inoltre la ricerca scientifica, con la fondazione di un'Accademia delle Scienze, e fu molto attento alle innovazioni tecnologiche che provenivano dall'estero. Ma la Russia ha due anime, una slava e una più europea. Non a caso è stato scelto come simbolo della bandiera del CSI l'aquila a due teste. Perché questo paese ha vissuto momenti in cui l'anima europea ha prevalso, vedi Pietro il Grande, altri in cui quella slava ha preso il sopravvento, cioè ha portato all'isolamento, perché ha determinato una sorta di autarchia culturale ed economica. È un dibattito sempre aperto, visto che non mancarono oppositori alla politica di Pietro il Grande, che non piaceva di certo ai conservatori. Si verificò quindi la rivolta degli strelizzi, 1698, che culminò con una pesante epurazione che permise allo zar di sancire definitivamente il suo potere, spostando, ormai senza alcuna opposizione, la capitale dello stato da Mosca a Pietroburgo, la città che aveva fatto a costruire sul modello di quelle europee avvalendosi degli architetti stranieri.
Pietro il Grande non rinunciò neanche ad una politica estera aggressiva: i porti servirono anche per sviluppare una marina molto forte, parimenti all'esercito. Ciò gli permise di procurare alla Russia stabili confini coincidenti con quelli naturali, con sbocchi al mare. Per questo motivo combatté contro i Turchi per la conquista di Azov sul Mar Nero e strappò con una lunga guerra (Guerra del Nord, 1700 - 1721) la zona delle attuali repubbliche baltiche alla Svezia, garantendosi l'accesso al golfo di Finlandia.

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